Le lotte nel mondo della ricerca e dell’università

studentessa

Questo workshop vuole tenere insieme diverse figure della formazione, costruendo nuove connessioni tra tutti i soggetti subalterni dell’università: studenti, assegnisti, dottorandi, ricercatori e tutte le figure precarie dell’università.

Questo perchè i meccanismi di sfruttamento e di addestramento alla precarietà dell’università riformata dal processo di Bologna rivelano tutta la loro funzionalità al mercato del lavoro su scala europea e globale, tradotta e completata in Italia dal Jobs Act e dai provvedimenti del governo Renzi.

Nell’università dell’ossessione valutativa, il lavoro non pagato diventa elemento cardine e contraddizione più evidente di un sistema formativo fondato sul merito e sul concetto di ‘formazione continua’ e teso a riprodurre disuguaglianze sempre più profonde in un contesto di crisi. Stages e tirocini non retribuiti sono divenuti parte fondamentale ed obbligatoria dei percorsi formativi. Spacciati come elementi di formazione per una più facile immissione nel mondo del lavoro, questi dispositivi sono in realtà degli enormi regali alle aziende, che attraverso questi possono disporre di manodopera non pagata. In alcun modo si osserva una correlazione tra il sostenimento di uno stage ed un miglioramento nelle prospettive lavorative future degli studenti.

Una ricerca sempre più fondata sullo sfruttamento di soggetti con contratto precario, se non addirittura del tutto non retribuiti, comporta direttamente abbassamento della qualità della didattica; i criteri di valutazione e autovalutazione degli atenei ricadono come meccanismi di controllo sia per gli studenti che per tutti i precari della ricerca; i meccanismi di inclusione differenziale e di nuova esclusione rimodulano l’accesso all’università per gli studenti (tasse, diritto allo studio) e per i ricercatori (precarizzazione dei meccanismi di reclutamento).

Quali sono le nostre armi comuni per contestare e sabotare questa università riformata e quali linee comuni per immaginare un’altra università?

Ripartendo da questi elementi, vorremmo discutere ipotesi di lavoro concrete, immaginare vertenze, campagne, mobilitazioni in grado di riaccendere il conflitto all’università, pratiche e percorsi che mettano in discussione gli assunti e i paradigmi dominanti che vorrebbero fare del lavoro gratuito e sottopagato la costante sistemica di un’economia fondata sulla speranza e la promessa.

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