#4D: un passo verso lo sciopero sociale

Artoni 1

Gli strikers e le strikers si sono presentati prima dell’alba davanti ai magazzini del gruppo Artoni di Bologna, Marcianise e Padova con gli slogan “Artoni non vuole lavoratori con diritti, ma schiavi” e “Migranti, non servi: libertà di sindacato per lo sciopero sociale”. Durante la giornata di mobilitazione contro Artoni, per lo sciopero sociale del 26 novembre avevamo avvertito, e oggi siamo tornati con più forza tanto che, alle prime luci del giorno, tutti gli ingressi dei magazzini Artoni erano bloccati. I 28 lavoratori migranti allontanati dal magazzino di Cesena non sono soli, perché abbiamo dimostrato che gli strikers e le strikers, precarie, operai, migranti, studenti, hanno deciso di unirsi per sfidare chi fa profitti sulla nostra precarietà. Oggi i padroni hanno perso la Artoni 3testa: a Bologna un dirigente di Stemi Logistica, responsabile come Artoni dell’allontanamento dei 28 lavoratori, ha aggredito fisicamente un operaio migrante del sindacato ADL Cobas, costringendolo a richiedere l’intervento di un’ambulanza. Ma gli strikers e le strikers hanno i nervi saldi e il blocco è continuato fino a quando gli autisti dei furgoni, che per tutta la mattina sono stati costretti da Artoni ad attendere nella speranza di poter effettuare le consegne, sono tornati a casa dopo aver lasciato le merci nel magazzino. Artoni si rifiuta di discutere, ma noi non li lasceremo in pace: oggi la loro giornata è stata persa, la nostra è stato un passo in avanti. Lottiamo per colpire non soltanto Artoni, ma il sistema su cui si regge la precarietà. Vogliamo il reintegro dei lavoratori allontanati, vogliamo la fine del ricatto del permesso di soggiorno, vogliamo la libertà di sindacato e organizzazione,  vogliamo colpire le condizioni politiche e sociali che permettono a situazioni come queste di continuare a riprodursi. Per questo gli strikers e le strikers che hanno illuminato questa giornata nel pomeriggio tornano in piazza in Campidoglio, a Roma, contro il lavoro gratuito, non pagato e sottopagato che si accompagna alle privatizzazioni dei servizi pubblici locali e alla logica degli appalti e dei subappalti. Noi siamo gli strikers: sappiamo che l’unica cosa che abbiamo da perdere è la nostra precarietà. Per questo la nostra iniziativa non si fermerà: da queste giornate parte un percorso che vuole arrivare, il prossimo primo marzo ad una grande giornata di lotta e di scioperi in tutta Italia e in Europa. Lo abbiamo fatto una volta, lo faremo ancora. Lo sciopero sociale e transnazionale è il nostro obiettivo, la carta degli strikers il nostro appello a tutti i precari, operai, migranti, studenti di unirsi a noi per accumulare forza e colpire chi ci vuole frammentati e precarie per aumentare i suoi profitti.

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Gli strikers e le strikers per lo sciopero sociale